La parola attendere deriva dal latino ed è una parola composta da ad e tendere. Letteralmente, significa volgere al termine, stare in attesa. Come sto io, da un po' di tempo. Come chi attende di vedere, al termine della corsa, chi vincerà.
Ed una corsa so già chi la vincerà: Aurora, la mia nipotina che nascerà tra 1 giorno.
L'altra - voci di corridoio dicono - dovrei vincerla io e potrebbe nascere così il mio blog su un canale importante a livello nazionale.
Le emozioni che si vivono tra l'inizio di qualcosa e la fine (quel lasso di tempo che si chiama, appunto, attesa) sono irripetibili. Pensate alla curiosità che nasce e cresce in una mamma e un papà, durante i nove mesi. Pensate all'ansia che prova chi aspetta una mail di conferma di un lavoro. Pensate all'Italia, incollata alle televisioni, che aspetta che il proprio Presidente del Consiglio diventi ex-Presidente, che qualcuno dica che è tutto finito.
Questo pomeriggio, Alessandra Mussolini sosteneva con forza che non capiva il motivo dei festeggiamenti a Roma. ...semplice! Tutte le emozioni che si provano durante l'attesa - l'ansia, la curiosità, la paura, ... - sfociano in manifestazioni di gioia (o di disperazione).
La nascita di una bimba è gioia. La conferma di un lavoro (in tempi di crisi) è motivo di orgoglio. Le dimissioni del sig. B. sono pura soddisfazione. Quindi, cara Mussolini, vieni a ballare e a cantare con noi...
Alleluja! Alleluja!
P.S. A proposito dell'11/11/11. C'è chi diceva che avrebbe portato fortuna, chi aveva paura di un nuovo attacco terroristico, chi parlava di un'altra alluvione (e basta!!!)... sono felice di comunicarvi che siamo ancora tutti qui. Alla faccia dei Maya o di chi ci vuole male! ;)
Nessun commento:
Posta un commento