lunedì 14 novembre 2011

L'attesa

La parola attendere deriva dal latino ed è una parola composta da ad e tendere. Letteralmente, significa volgere al termine, stare in attesa. Come sto io, da un po' di tempo. Come chi attende di vedere, al termine della corsa, chi vincerà.
Ed una corsa so già chi la vincerà: Aurora, la mia nipotina che nascerà tra 1 giorno.
L'altra - voci di corridoio dicono - dovrei vincerla io e potrebbe nascere così il mio blog su un canale importante a livello nazionale.

Le emozioni che si vivono tra l'inizio di qualcosa e la fine (quel lasso di tempo che si chiama, appunto, attesa) sono irripetibili. Pensate alla curiosità che nasce e cresce in una mamma e un papà, durante i nove mesi. Pensate all'ansia che prova chi aspetta una mail di conferma di un lavoro. Pensate all'Italia, incollata alle televisioni, che aspetta che il proprio Presidente del Consiglio diventi ex-Presidente, che qualcuno dica che è tutto finito.

Questo pomeriggio, Alessandra Mussolini sosteneva con forza che non capiva il motivo dei festeggiamenti a Roma. ...semplice! Tutte le emozioni che si provano durante l'attesa - l'ansia, la curiosità, la paura, ... - sfociano in manifestazioni di gioia (o di disperazione).


La nascita di una bimba è gioia. La conferma di un lavoro (in tempi di crisi) è motivo di orgoglio. Le dimissioni del sig. B. sono pura soddisfazione. Quindi, cara Mussolini, vieni a ballare e a cantare con noi...

Alleluja! Alleluja!

P.S. A proposito dell'11/11/11. C'è chi diceva che avrebbe portato fortuna, chi aveva paura di un nuovo attacco terroristico, chi parlava di un'altra alluvione (e basta!!!)... sono felice di comunicarvi che siamo ancora tutti qui. Alla faccia dei Maya o di chi ci vuole male! ;)

mercoledì 9 novembre 2011

In bilico, tra santi e falsi dei

(Per problemi con un'altra piattaforma, sto importando su blogger i miei post)
08 Novembre 2011
Siamo in bilico, attendiamo il verdetto finale che pare ancora lontano e, a volte, vicino. Il dilemma shakespeariano dei nostri giorni: “si dimette o non si dimette?”.
Mentre attendiamo l’esito, ci accontentiamo di sapere che la borsa sale e scende, in base alla decisione (rispettivamente) positiva o negativa del sig. B.
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Non è attaccamento alla poltrona, non è per interessi personali, … È per vedere la faccia di chi lo tradirà.
Come???
Ma è lui che ha tradito le aspettative dell’Italia. Non c’è motivo di aspettare, perchè aspettare significa vedere l’Italia cadere in mille pezzi, considerando che nessuno crede più in noi.
Eppure, se il politico fosse una persona mossa da reali valori di lealtà e rispetto nei confronti della sua popolazione, non ci metterebbe molto a d alzare il popò dalla sua poltrona e a dimostrare che i bisogni del proprio paese vengono prima di ogni cosa, dei propri interessi.
Restiamo in attesa, sperando che questa sia la volta buona.
Ciao sig. B! E facci questo regalo...

Non può piovere per sempre (?)

(Per problemi con un'altra piattaforma, sto importando su blogger i miei post)
08 Novembre 2011
Guardando tutta quest’acqua che ha attraversato Genova, mi sono ricordata di una scena di un film di Clint Eastwood, “Hereafter”, in cui l’attrice Cécile De France viene travolta dall’acqua durante una tsunami. Quella scena mi ha profondamente colpita, eppure non avrei mai immaginato che in Italia potesse succedere tutto questo.
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Quell’acqua che, improvvisamente, ha travolto tutto, ci ha piegato in due. Nulla è come prima. Sfido chiunque a dire il contrario. Perché ormai la paura che la pioggia possa trasformarsi in un’alluvione e possa lavare via ogni cosa è un timore che c’è in tutti.
Questo pomeriggio, ho ascoltato l’intervista fatta a Karina, donna genovese che è rimasta intrappolata in macchina con i suoi tre figli. Le sue lacrime, i suoi singhiozzi, la voce che tremava…
E allora, non ci resta che chiederci cosa ha in mente il mondo. La natura si ribella, si riprende gli spazi che l’uomo ha voluto occupare a tutti i costi.
Siamo troppo presi dall’idea di far soldi che non ci importa se è giusto o sbagliato dare dei permessi edili per costruire sul letto di un fiume e adesso siamo tutti qui a puntare il dito contro un sindaco che doveva tener le scuole chiuse. Certo, su questo c’è poco da disquisire.
Ma chi ha acquistato case costruite sul letto di un fiume, non sapeva del pericolo? Invece di guardare troppo i reality, se fossimo più attenti alle notizie importanti, avremmo sentito dell’allarme! Perché io l’ho sentito, lo sapevo che c’era un allarme da non sottovalutare.
Purtroppo la storia non si fa con i se e con i ma.
Putroppo…

Parcheggiare... Che stress!

(Per problemi con un'altra piattaforma, sto importando su blogger i miei post)
01 Novembre 2011
Non fatemi la multa. Sono Claudia e
lavoro qui di fronte. Chiamatemi e la sposto subito.
E’ ufficiale: è iniziato il periodo freddo dell’anno. Quello in cui il sole tramonta prima, siamo circondati da portatori di raffreddore, le giornate sono spesso grigie e piovose, tutti girano con soltanto gli occhi scoperti perché il resto è coperto con una sciarpa e un cappello e… tutti escono in macchina. Ebbene sì, è sospesa la moda della bicicletta che riprenderà con le prime giornate di sole di Marzo. Tutto questo a discapito del parcheggio.
Quando esco di casa e devo andare in centro, se ho un appuntamento, sono consapevole che è necessario mettersi in macchina al meno 20-30 minuti prima. Cercare un parcheggio è, per alcuni, motivo di stress. Si pensava che l’introduzione dei parcheggi a pagamento scoraggiasse i guidatori incalliti. Invece non è andata così: anche in quel caso era un’impresa trovare un posto per la mia macchina. Mi capita spesso di rinunciare a qualcosa, pur di non spostare la macchina che ho parcheggiato con tanta fatica.
Questa mattina, invece, sfogliando online Il Corriere del Mezzogiorno, ho scoperto che c’è qualcuno che ha messo fine allo stress da ricerca del parcheggio. In un periodo in cui tutti stiamo contestando il Governo che non crea occasioni di lavoro per i giovani, un giovane napoletano ha trasformato un’idea in un’occasione di guadagno, se così si può definire.
A Napoli, come in (quasi) tutte le città, cercare un parcheggio di sabato sera era una mission impossible. E sì, parlo al passato, proprio perché questo giovane imprenditore ha trovato una soluzione a questo problema: basta inviare un SMS per prenotare il parcheggio. Il giovane, con scuse più o meno credibili, riserva il posto al suo cliente in cambio di una mancia, che in alcuni casi arriva anche a 10 euro.
Peccato che i Carabinieri hanno scoperto questo traffico illecito e hanno denunciato il giovane per invasione di terreni destinati ad uso pubblico.
Però, a mio parere, l’idea è geniale…

La sofferenza è in... diretta!

(Per problemi con un'altra piattaforma, sto importando su blogger i miei post)
29 Ottobre 2011
Domenica scorsa, guardando la bacheca di Facebook, ho notato la moltitudine di foto di Sic, il giovanissimo Marco Simoncelli. Ho pensato che avesse vinto la gara, che fosse talmente amato che tutti volevano dedicargli dei link. Mi sbagliavo…
Domenica mattina, durante la gara di Sepang, Marco ha perso il controllo della sua moto e, nel tentativo di rimanere in sella alla sua Honda, è caduto ed è stato investito dai piloti che lo seguivano e che non sono riusciti ad evitarlo, Colin Edwards e l’amico Valentino Rossi. Vano il tentativo di rianimarlo. Marco è morto.
Quello che vi ho appena raccontato è ormai storia nota: tutti, anche i più piccoli, abbiamo visto il suo incidente, abbiamo visto papà Paolo (che fino ad una settimana fa, in pochi conoscevano) precipitarsi con uno scooter vicino al corpo del figlio, abbiamo visto piangere la fidanzata Kate (che non è la principessa d’Inghilterra), …
E poi, ancora, abbiamo visto i funerali e tutti ci siamo meravigliati della compostezza della famiglia, delle lacrime non versate. C’è chi si è chiesto come si può non soffrire o, al contrario, avere tanta forza.
Allo stesso modo, ci siamo chiesti come può mamma Concetta non piangere per la perdita di Sarah. Idem con patate per la famiglia di Yara.
Come se il dolore è tale solo se mostrato in televisione.
Ecco, è questa spettacolarizzazione del dolore che non mi piace. Dovremmo limitarci alla curiosità di sapere come sono andati i fatti, al dovere dei giornalisti di informare e non fermarci a giudicare il grado di sofferenza per la perdita di un parente. Dovremmo parlare di chi non c’è più e non degli autografi firmati dai loro presunti assassini.
La televisione fatta così non va bene. Quei programmi che, con la scusa di informare, guadagnano sulla sofferenza altrui bisognerebbe boicottarli.

Mi presento...

Penso che ognuno nasca con una vocazione, come per il bruco che diventerà, un giorno, una farfalla.
Poi la vita, il destino, gli incontri, le scelte, … Ci conducono allo sviluppo e (forse) alla realizzazione della nostra vocazione.
Per esempio?
Io sono cresciuta tra libri che leggevo di notte, una penna tra le mani (per scrivere lunghe favole, da piccola, e articoli da grande) e la musica nelle orecchie. Da grande vorrei:
  1. scrivere un libro,
  2. lavorare in radio,
  3. collaborare con Vanity Fair
  4. vivere in un attico.
E qualcosa già l’ho realizzata.
Ah, mi presento: ho un quarto di secolo, vivo (quasi) in un paesino della Puglia dal nome felice – Gioia del Colle – e questo spazio, questo giornale virtuale, è What’s Up?.
What’s Up? è stato il nome del mio primo programma radiofonico, il nome di una delle mie canzoni preferite, una domanda che mi sono posta molte volte sulla mia vita, sul mondo, sulla televisione, sul futuro, sulla musica, sull’attualità… L’idea di realizzare un blog nasce dall’esigenza di crearmi un’opportunità, di comunicare quello che penso, di tradurre in parole ciò che sento e non lasciarlo in sperdute cartelle del mio PC, bensì farlo leggere al mondo. E poi, coraggiosamente, ho partecipato ad un concorso per un importante sito e, dopo aver passato delle selezioni, mi hanno chiesto di realizzare un blog e di cominciare a scrivere qualcosa. Io inizio, qualsiasi sia l’esito, questo spazio resta…
Benvenuti